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Il mio non luogo

Diario semiserio delle mie ripercussioni: i miei dolori, le mie gioie, le mie interpretazioni, le mie ragioni, le mie velleità...

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peso e capelli sono variabili e li detesto

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25. november

Stai zitta e cala le corna sennò c'è il resto

IL PROCESSO BREVE COLPISCE ANCHE LE DONNE CHE DENUNCIANO REATI TRA LE MURA DOMESTICHE

Maltrattamenti in famiglia: ora F. rischia di non avere giustizia

di Elisa Battistini

“Ho 41 anni e da poco sono uscita da una situazione di maltrattamento famigliare durato molto tempo. Alcuni mesi fa ho denunciato quello che è stato per dieci anni il mio compagno. Subire violenza può capitare a tutte le donne, ma è difficile venirne fuori”.

La testimonianza di F. parla di una situazione molto diffusa: i maltrattamenti nell’ambito domestico. Oggi, Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne, è importante ricordare che le violenze famigliari rappresentano il 75% dei casi. Ma è ancor più tristemente interessante sapere che, se il Ddl sul processo breve resterà com’è, F. rischia di non ottenere giustizia.

Quando F. ha trovato il coraggio di denunciare il compagno, infatti, lo ha fatto per maltrattamenti. Un reato che il processo breve include tra quelli da estinguere velocemente. Sono esclusi dal provvedimento la violenza sessuale e lo stalking, ma non il maltrattamento famigliare che, però, cela spesso uno stupro.

Nella situazione di F. ci sono migliaia di donne. Solo nel 2008 i Centri della Dire (Donne in rete contro la violenza) hanno accolto 11.800 donne che hanno denunciato maltrattamenti fisici e psicologici. Ma, secondo i dati Istat, sono ben 3 milioni le donne italiane ad aver subito una violenza all’interno della propria relazione.

Quella di F. è purtroppo una storia paradigmatica. “Quando l’ho conosciuto – dice riferendosi al compagno – ho smesso di lavorare per dedicarmi a due figli. Lavoravo per uno studio professionale privato che mi chiedeva un grandissimo impegno. Lui però un po’ alla volta cominciò a cambiare. Aveva scatti di nervi, prendeva a calci i mobili di casa, dava i pugni nel muro. Se mi avvicinavo per calmarlo mi spingeva via. Poi, dai mobili è passato a me.

In principio insulti, denigrazioni ed umiliazioni. Poi pugni, schiaffi, calci, tirate di capelli”. E a tutto questo, seguiva puntualmente la richiesta di rapporti sessuali “per fare la pace”, come diceva l’uomo. F. ha impiegato molto tempo per reagire.

E come spiega Nadia Somma dell’associazione Demetra-Donne in aiuto, forse la sua denuncia a questo punto è vana: “Il Ddl sul processo breve esclude la violenza sessuale ma non il caso di un marito che rompe un arto alla moglie: nell’ottica del legislatore, questo non è un reato che crea allarme sociale. Purtroppo è un errore madornale, frutto di miopia.

La maggioranza delle donne che vengono stuprate tra le mura domestiche denunciano i maltrattamenti e non lo stupro” . Difficile capire perchè. “Le cause di questa scelta sono di ordine squisitamente psicologico, la vergogna è l’elemento determinante. É un errore pensare che una donna che subisce violenza sessuale in casa ragioni in termini pragmatici o giuridici. Ragiona in termini emotivi. Pur di non tornare sull’accaduto durante un dibattimento farebbe di tutto. Il suo obbiettivo è interrompere la relazione e avere giustizia.

Perciò è assurdo non capire che anche i maltrattamenti famigliari devono essere esclusi della prescrizione veloce. Dietro i maltrattamenti c’è sempre la violenza sessuale”. In ogni caso, stupro o meno, è inquietante che lo stalking sia considerato un reato più grave delle botte di un marito alla moglie. “È un segnale grave. Implicitamente sembra dire che un marito ha una potestà speciale sulla moglie rispetto a un estraneo. In un paese in cui il delitto d'onore è stato abolito nel 1981 e moltissimi uomini sono ancora impregnati di un senso di onnipotenza sulle donne, bisogna far di tutto affinchè l’atteggiamento cambi”.

Ma non è così e centinaia di processi, con la nuova legge sulla giustizia, sarebbero a rischio prescrizione. “Con un impatto – aggiunge Nadia Somma – molto negativo sia sulle donne che subiscono violenza che sugli uomini consapevoli che, molto probabilmente, non verranno puniti”.

La penalista Elena Coccia, esperta di diritto di famiglia, conferma che la maggioranza delle denunce e dei processi che riguardano le violenze in famiglia sono relativi a maltrattamenti. “Cito il caso – dice – di un professionista affermato che per anni ha chiuso in casa la moglie quando andava a lavorare perchè era geloso. Alla fine la moglie lo ha denunciato e il processo, attualmente in corso, rischia di essere cancellato”.

O come nel caso di F. che per anni si è tenuta tutto dentro. “Non lo dicevo neppure ai miei genitori. Alla fine, però, dopo l’ennesima aggressione l’ho denunciato per maltrattamenti. Non ho desideri di vendetta nei suoi confronti, ma di giustizia sì”.

Speriamo che non le sia negata.



Da: Il Fatto Quotidiano
1. november

Tutti devoti tutti

Catania, 30.10.2009 | di Riccardo Orioles

Catania capitale!

A noi Nerone e Adolf ci fanno un baffo

 

Nel giro di ventiquattr'ore a Catania succede che: uno dei più stimati professori dell'università viene sorpreso a ricattare una studentessa; il giornale che proteggeva i cavalieri mafiosi si mobilita per discolparlo; la polizia massacra a manganellate i ragazzi dell'unico luogo d'incontro dei quartieri popolari, rei di fare antimafia e antidroga in mezzo al regno dei boss. Altro che Norimberga del Terzo Reich: le régime, c'est nous! 

Sarà violenta Napoli, sarà cravattara Milano, sarà  marpiona Roma, ma quello che trovi qui a Catania non lo trovi in nessun'altra città d'Italia.. Altro che Marrazzo e altro che Berlusconi: qua i vecchi bavosi li mettono direttamente a far scuola di vita all'università. “O me la dai o  l'esame te lo scordi!”. E se quella reagisce, subito arriva l'altro vecchio bavoso (questo non professore ma pennaiuolo) e ti scatena una campagna che in confronto Feltri è un chierichetto. “Bottana! A quel povero professore! Proposte oscene e ribottanti, gli facesti!”.

E se invece di essere un vecchio bavoso sei una ragazza o un ragazzo normale, amante della vita, con voglia di fare sport, di cantare, ballare, stare allegro alla faccia dei boss? Prima o poi arriveranno le guardie a riempirti di legnate in testa e a chiuderti a suon di botte lo spazio sociale che hai faticosamente costruito in più dei quindici anni e che è l'unico spazio libero del tuo quartiere, l'unico in cui boss e spacciatori non possono mettere piede. Il che, nella città dei vecchi immafiositi e bavosi, è un gran reato. E pertanto, giù botte.

Come sono allegri e simpatici, i giovani di Catania. Potrebbero avere il paradiso in terra, e certe volte lo sanno. Potrebbero, se a comandare la loro città non fossero questi vecchi incartapecoriti e feroci, gocciolanti di bile, istintivamente nemici di tutto ciò che sia gioventù e divertimento. “Si deve soffrire, a Catania!”, sussurrano feroci. E giù bastonate, intrallazzi, a volte anche colpi di pistola.

Un “professore” come Elio Rossitto insegna regolarmente in questa università e ne è anzi una colonna. Un “giornalista” come Toni Zermo, che quindici anni fa aiutava i mafiosi a nascondere il delitto Fava, è ancora la principale firma dell'unico giornale della città. Bische, bordelli, spacci di cocaina, salotti-bene e benissimo, camere di compensazione degli appalti, mercati di carni umane d'ogni genere prosperano tranquillamente in questa città. I doposcuola dell'Experia, le giocolerie, le “officine popolari” di biciclette, quelle no, non possono essere tollerate, e vengono senz'altro distrutte d'autorità, chiuse con la fiamma ossidrica, murate col cemento.

“Anche voi poliziotti avete figli e fratelli qui nel quartiere...”. “Io, che ho imparato lo sport al Gapa e adesso l'insegnavo ai ragazzini qui all'Experia...”. “Non  avete nemmeno portato un'ordinanza, non è legale...”. “I quartieri hanno bisogno di sport e di giochi, non di violenza”. Seri e civili, i poveri di Catania, gli “estremisti arrabbiati” espongono le ragioni della civiltà contro i padroni della città. Non lasciateli soli.
 
30. mai

Un'Italia che non ci piace

UN’ITALIA CHE NON CI PIACE

di Paolo Bonetti

Lo possiamo dire che c’è un’Italia che non ci piace? Veramente l’ha già detto Giovanni Amendola, ucciso dai fascisti, e ancora oggi c’è qualche storico e giornalista che continua a rimproverarglielo. Più tardi lo disse Ugo La Malfa, che proveniva dal Partito d’Azione e quindi era un uomo gravemente sospetto di giacobinismo e perfino di criptocomunismo. No, non bisogna dire che questa Italia, che ha in Berlusconi il suo emblema, non ci piace, perché si rischia di passare per moralisti snob, gente algida che non ama frequentare quel popolo schietto e semplice che è la compagnia prediletta del nostro presidente del Consiglio. Eppure, nonostante tante severe condanne e così autorevoli inviti ad adeguarci all’etica berlusconiana quotidianamente premiata dai sondaggi, noi continuiamo imperterriti a pensare che questa Italia perennemente euforica e festante, che grida e si agita dentro gli schermi televisivi, non sia l’unica e tanto meno la migliore.

Perché mai, dopo per aver lavorato a lungo per un paese civile, nel quale uomini e donne, italiani e stranieri, avessero gli stessi diritti e godessero dello stesso rispetto, dovremmo oggi adeguarci all’Italia di Berlusconi che pronuncia battute da osteria (con tutto il rispetto per le vecchie osterie, che non erano poi così volgari) sulle donne, o a quella di Maroni che rispedisce i profughi negli inferni da cui vengono, o magari a quella del giovane deputato leghista Salvini che propone sui tram posti riservati per i milanesi doc. I suoi alleati dicono che è stata una provocazione, ma per noi è stata semplicemente un’ignominia, che fa il paio (anzi, il tris) con la proposta di legge dei medici-spia e dei presidi-spia.

Volete un ritratto veritiero dell’etica berlusconiana che inquina il paese e lo sospinge pericolosamente all’indietro? Basta aprire il “Corriere della Sera” di sabato 9 maggio, e leggere a pagina 15, messe in bella evidenza, le dichiarazioni della signorina Noemi Letizia, la ragazza diciottenne che ha avuto l’onore di avere la presenza, alla sua festa di compleanno, del capo del governo in persona, proprio lui, così impegnato a correre incessantemente da un capo all’altro di questo sventurato paese, per rimettere a posto le tante cose che non vanno. Le dichiarazioni di Noemi, fatte in tutta innocenza e senza ombra di malizia, sono uno stupefacente esempio di berlusconismo morale. La ragazza conosce bene il cavaliere e sa che il suo genere letterario preferito, quello che coltiva con maggior talento, sono le barzellette. E racconta che le piace tanto “quella dei due ministri del governo Prodi che precipitano con l’aereo e vengono violentati dagli uomini della foresta”. Nel suo candore, la fanciulla non potrebbe essere più berlusconiana di così. C’è dentro tutto quello che occorre, il sesso, i violentatori extracomunitari e anche la sinistra, che una fine come quella sicuramente se l’è cercata. Noemi non ha ancora deciso che cosa farà da grande, ma è comunque consapevole che l’Italia berlusconiana le offre molteplici opportunità , fra le quali potrà scegliere con grande agio: attrice o ballerina, modella o parlamentare, la disoccupazione è per lei un rischio inesistente.

La Costituzione dice che l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro; a noi troppo spesso sembra che sia fondata sul carnevale, una tradizione antica e gradevole, ma che certo non si presta a fare da fondamento alle repubbliche, specialmente quando dura tutto l’anno e serve a nascondere i guasti prodotti da un cattivo governo. C’era, qualche decennio fa, un altro cavaliere, era un bravo attore di rivista e di cinema, si chiamava Tino Scotti e aveva un entusiasmo berlusconiano ante litteram: anche lui, come il cavaliere di oggi, arrivava in scena gridando “ghe pensi mi” e pretendendo di risolvere all’istante qualunque problema. Quanto tempo è passato da quell’Italia provinciale dove c’erano ancora le case chiuse, il delitto d’onore, un diritto di famiglia di tipo medievale e la superiorità incontrastata del maschio. E i cumenda milanesi con la segretaria-amante incorporata. Berlusconi, in certi suoi comportamenti, sembra ancora appartenere a quell’Italia, ma noi siamo convinti che oggi, anche fra i suoi elettori, ce n’è un’altra, molto più europea, meno ossessionata da mitologie defunte e ormai ridicole. Nonostante i sondaggi sbandierati dal cavaliere sembrino dire il contrario, c’è un’Italia giovane, assai più matura dei suoi padri e dei suoi nonni, che ha imparato a vivere quotidianamente secondo il costume della libertà e della parità. Un’Italia che non ha bisogno di essere libertina all’ombra dei preti. D’altronde, anche questi ultimi cominciano a prendere le distanze e a invocare un po’ di sobrietà, prima che sia troppo tardi e l’opinione pubblica, nonostante la narcosi mediatica che le viene praticata, sia presa da nausea e mandi tutti a casa. Perfino giornalisti solitamente benevoli con lui invitano il cavaliere a non perdere il senso del limite, per non alimentare ulteriormente il fastidio e il rancore di chi proprio non riesce a riconoscersi in un’immagine dell’Italia che ci fa torto, che ci diffama. La caduta del sultano, come è stato opportunamente chiamato, non è imminente. Ma egli dovrebbe essere ormai consapevole che il governo dell’harem nessuno lo vuole, a cominciare da molti dei suoi seguaci.

(10-5-2009)

http://www.italialaica.it/cgi-bin/news/view.pl?id=009510

19. mai

Arbitrio

Ecco l'aspetto più pericoloso e pernicioso del berlusconismo: l'arbitrio.

Sui barconi non vi sono aventi diritto all'asilo politico. Lo ha deciso Silvio Berlusconi, nostro caro amato leader.

Su quali basi?
Secondo le valutazioni di chi?
E soprattutto, dove hanno fatto queste valutazioni? In mezzo al Canale di Sicilia con il mare forza cinque?

Ciò che è grave, è che la gente non capisce più la differenza tra "la legge uguale per tutti", e la legge la cui egalità viene decisa caso per caso.
Oggi sono i migranti poveracci a non avere diritto all'asilo politico, e quindi li rimandiamo a cuor leggero a morire nelle mani dei libici (che si sa, brillano per la civiltà del loro avanzatissimo paese), che li prendono e li sbattono nel deserto.
Domani saranno i siciliani, che devono capire che l'Italia deve uscire dalla crisi, e quindi che se la vedano da soli con la crisi totale e la disoccupazione a due cifre.

Faranno il ponte contro ogni buon senso, perché "è un'opera strategica", senza specificare per chi o per cosa lo sia.
Demoliranno ancor di più il sistema educativo, perché "serve una scuola europea", senza che nessuno possa dire che cos'è "una scuola europea".

Già oggi le donne devono sottostare a leggi assurde, violente e umilianti perché "così si è sconfitto il far west", senza che nessuno possa dire sul serio se questo far west esistesse o no.

Il bello è che contro questo arbitrio diretto al corpo delle donne, le donne non hanno fatto sentire nemmeno un sospiro.
Evidentemente a loro, a voi, va bene che la legge "sia uguale per tutti, ma non per tutte".

Lui dice che è così. Nessuno in Italia replica.
Intanto a Marco Travaglio, i giornalisti tedeschi han dato il premio per il giornalista che opera in libertà contro un regime che lo vorrebbe al guinzaglio.

E' bellissimo che gli abbiano dato un premio; ma è tragico che gli abbian dato QUESTO premio. In Italia lo ha detto nessuno?
Ne ha parlato qualche giornale? Qualche telegiornale?

Il prossimo che sento dire che questo Governo è liberale lo prendo a calci in culo.
Promesso.



http://www.corriere.it/politica/09_maggio_12/berlusconi_diri tto_asilo_b047dbe8-3eb6-11de-914a-00144f02aabc.shtml

http://www.corriere.it/cronache/09_maggio_12/intervista_frat tini_caprara_a93f2492-3eb5-11de-914a-00144f02aabc.shtml

gianfritrezzoto
8. februar

La lungimiranza...

<<Tirannide indistintamente appellare si debbe ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzione delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto deluderle, con sicurezza d'impunità.*
E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono, o tristo; uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno;

ogni società, che lo ammette, è tirannide;

ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo.>>

(Vittorio Alfieri, Della Tirannide, Libro 1, Cap 2)
 
 
*vedi Lodo Alfano